Hu Anyan ci racconta nel dettaglio cosa significa essere un rider, e non solo, nella Cina contemporanea

Hu Anyan, classe 1979, ha cambiato città e soprattutto lavoro parecchie volte. In una Cina che corre e muta con una rapidità inimmaginabile, non è facile stare al passo. Spesso si finisce per essere parte di un ingranaggio che, volto innanzitutto a raggiungere profitto ed efficienza, mette in secondo piano la dimensione umana. Ritmi insostenibili, che poco si conciliano con la possibilità di avere una vita anche al di là del lavoro, e una precarietà destabilizzante, che non consente di pianificare e avere certezze, mettono a dura prova l’esistenza di molti.

consegno pacchi a pechino_coverIn Consegno pacchi a Pechino (traduzione di Federico Picerni, Laterza, 2026), Hu Anyan, raccontando la sua esperienza personale, mette nero su bianco le ombre di un sistema che spesso non tiene conto della dignità, ma ragiona per obiettivi da raggiungere. Lo fa in modo semplice e diretto, senza accuse e rivendicazioni, ma limitandosi a descrivere le svariate realtà lavorative che ha sperimentato nel corso degli anni.

Addetto allo smistamento di pacchi, corriere, commesso, cameriere, vigilante in un centro commerciale, apprendista panettiere… in tutto una ventina di lavori, che Hu Anyan ripercorre facendo un resoconto dettagliato che non ha mai un tono accusatorio. Pur soffermandosi su aspetti oggettivamente duri, sulla mancanza di diritti e tutele, sulle difficoltà economiche e sulle pressioni sociali, Hu Anyan non se la prende con il sistema, con i datori di lavoro, con la società nel suo complesso.

Si limita ad annotare le sue diverse esperienze, in un tono quasi distaccato, che non lascia spazio all’espressione della propria interiorità e dei propri sentimenti, ma mette in primo piano i dettagli concreti e la quotidianità, dalla necessità di avere una camera con l’aria condizionata a quella di far riparare il proprio mezzo per le consegne, fino all’importanza di conoscere ogni strada per ottimizzare i tempi di consegna e riuscire a racimolare qualche yuan in più.

La sua vita coincide quasi interamente con il lavoro. Racconta le scorrettezze subite dai datori di lavoro, i turni massacranti, le pretese dei clienti, i rapporti con i colleghi e i miseri guadagni, presentandoli come un dato di fatto e non come qualcosa contro cui ribellarsi o riscattarsi.

Il susseguirsi delle diverse esperienze lavorative dell’autore presenta una schema che si ripete: nonostante cambino luogo e tipo di lavoro, le dinamiche restano le stesse. Hu Anyan le racconta senza filtri, senza tentare di dar loro un valore universale, ma per quello che hanno rappresentato nella sua vita.

Proprio questa dimensione strettamente individuale rende il libro una testimonianza autentica. Non è una storia di successi e di riscatto, ma una fotografia della realtà contemporanea e di quella che è la vita di molti. L’unica differenza tra Hu Anyan e gli altri è che lui ha scritto ciò che ha vissuto, rendendolo una testimonianza preziosa che ha dato voce a chi non ce l’ha.

Proprio questa doppia identità del rider-scrittore mi ha fatto ripensare a un altro rider cinese che in Cina è stato ribattezzato il poeta-rider: Wang Jibing. In Italia è arrivato grazie alla traduzione di una delle sue poesie Alle tre del pomeriggio, pubblicata su Internazionale, e alla proiezione dell’omonimo documentario, che racconta l’incontro tra Wang Jibing e Martina Benigni, dottoranda in Civiltà dell’Asia e dell’Africa presso l’Università di Roma Sapienza, che ha tradotto in italiano la sua poesia. 

Wang Jibing vive a Suzhou dove lavora come rider. Tra una consegna e l’altra scrive poesie. Negli ultimi anni, ne ha scritte oltre 6.000, pubblicate su numerose riviste di poesia e letteratura in Cina e all’estero. Sono componimenti semplici ma con significati profondi, raccontano la vita della gente comune nella Cina contemporanea e testimoniano l’instancabile dedizione di Wang Jibing alla letteratura.

Leggendo Consegno pacchi a Pechino ho ripensato a lui, ritrovando la sua stessa semplicità e incisività. In questo libro, pagina dopo pagina, sembra di sentire direttamente la voce di Hu Anyan. Lo stile è semplice e lineare, come quello che userebbe un amico che condivide le sue giornate e le sue esperienze con chi gli sta vicino. Proprio questa semplicità stilistica accresce la forza del contenuto, assolutamente predominante rispetto alla scrittura.

L’intensità di questo libro sta tutta in ciò che descrive e nel punto di vista di chi lo descrive. Hu Anyan è parte integrante di quell’ingranaggio nascosto senza il quale molti meccanismi della società contemporanea, non solo cinese, si incepperebbero.

Dopo aver letto Consegno pacchi a Pechino, dovunque viviate, sicuramente guarderete con occhi diversi il corriere che vi consegna un pacco o vi porta la spesa.