La vedova di Hong Kong: un romanzo tra storia e soprannaturale


Il secondo romanzo di Kristen Loesch unisce storia, mistero ed elementi soprannaturali
Si snodano lungo tre fili conduttori le vicende narrate da Kristen Loesch in La vedova di Hong Kong, tradotto da Isabella Zani (Marsilio, 2025). Tre fili conduttori che uniscono tre linee temporali e tre luoghi.
Si parte da Seattle, nel 2015, dove vive l’anziana Mei, che su richiesta della figlia Susanna, rimasta vedova da poco, decide di partire insieme a lei per Hong Kong con l’obiettivo di fare chiarezza su un fatto misterioso accaduto oltre sessant’anni prima. Nel 1953, infatti, la giovane Mei, che sul finire degli anni Trenta si era lasciata alle spalle Shanghai, assediata dai giapponesi, lavorava a Hong Kong alla Bottega delle Rarità di Madame Volkova.
L’autrice racconta le vicende alternando i fatti del presente a quelli del passato, nella Shanghai degli anni Quaranta prima e nella Hong Kong del Dopoguerra poi. Ma è a Hong Kong che si svolge il fulcro della vicenda. Lì, nel 1953 Mei è chiamata a prendere parte a una competizione tra medium, lunga sei notti, all’interno di una villa di cento stanze, avvolta nel mistero, Maidenhair House. Un luogo che lei già conosce, avendo avuto rapporti in passato con colui che la abitava. In quelle sei notti succederanno una serie di fatti drammatici e inquietanti, che resteranno senza spiegazione fino a quando Mei non tornerà proprio lì, a Hong Kong, a Maidenhair House, con la figlia, per riallacciare i fili del passato.
Mei è cresciuta con un dono, la Visione, che la porta a condividere la sua esistenza con spettri e fantasmi, che si mescolano alle persone della vita reale, facendola vivere in una dimensione in cui reale e soprannaturale convivono senza soluzione di continuità, rendendola a tratti confusa e vulnerabile, in balia di questi spiriti senza pace.
Sullo sfondo di questo intreccio, che mescola sapientemente elementi horror e fantastici, credenze popolari e presenze soprannaturali, scorre la storia della Cina, si intravedono i drammi legati alla guerra civile, le contrapposizioni tra Partito Comunista e Partito Nazionalista, le conseguenze della vittoria del primo sul secondo, la presenza degli stranieri nelle concessioni di Shanghai e quella dei giapponesi, l’esilio a Hong Kong.
È una storia di distruzione, fuga e ricostruzione quella di Mei, in cui vicende personali e storiche corrono parallele. Il confine tra realtà e soprannaturale è labile, i personaggi reali e gli spiriti che affollano la storia si confondono, così come razionalità e superstizione, e il racconto è ricco di elementi simbolici. Basti pensare all’arte di ritagliare figurine di carta, tradizione che lega Mei al passato, al rapporto con la madre e a quello con gli spiriti.
La ricostruzione del passato della protagonista non è solo la ricostruzione di un avvenimento rimasto avvolto nel mistero per decenni, ma è soprattutto la ricostruzione della sua identità, un modo per rielaborare il proprio dolore e il peso dei ricordi che ha custodito dentro di sé.
In questo processo è importante la presenza della figlia. Il rapporto con sua madre ha segnato profondamente la vita di Mei come figlia, ma se Mei figlia ha portato dentro di sé un trauma irrisolto lasciato proprio dalla mancanza della figura materna, Mei madre non vuole lasciare alla figlia ferite analoghe.
La vedova di Hong Kong è un romanzo da leggere abbandonando le proprie certezze e mettendo da parte la razionalità, lasciandosi trasportare dalla capacità narrativa di Kristen Loesch in una realtà in cui nulla è solo ciò che sembra.
