L’INTERVISTA/ Mauro Di Leo, editore di Atmosphere Libri, racconta il progetto editoriale che punta a valorizzare voci significative ma poco tradotte o mai pubblicate in italiano

Per gli appassionati di letteratura asiatica, Atmosphere Libri è ormai da quasi un decennio un punto di riferimento. Come racconta a Scaffale Cinese l’editore Mauro Di Leo, la collana Asiasphere vuole offrire ai lettori italiani «uno sguardo plurale sull’Asia» con opere caratterizzate da «forza stilistica e narrativa», in grado di andare incontro alla loro curiosità  che «non cerca più soltanto l’“Oriente” come categoria esotica, ma autori e opere capaci di dialogare alla pari con la grande narrativa internazionale».

 

Quando è nata la collana Asiasphere, con quale intento e come si è evoluta nel corso degli anni?

«Non esiste una data ufficiale di “lancio” come singolo evento, ma dai dati delle prime pubblicazioni risulta che titoli della collana Asiasphere sono stati pubblicati almeno fin dal 2017. La collana si è sviluppata progressivamente negli anni successivi, ampliando notevolmente il proprio catalogo con titoli di autori giapponesi, coreani, indonesiani e di altre aree dell’Asia.

L’intento della collana è di far conoscere al pubblico italiano opere di autori asiatici poco o quasi del tutto inesplorati, andando oltre i canali più noti di letteratura internazionale. L’idea è quella di valorizzare narrativa di qualità dall’Asia orientale e dal Sud-Est asiatico, con traduzioni rigorose, apparati critici, introduzioni e note a cura di specialisti, offrendo così un vero “viaggio” nella letteratura di queste aree culturali.

Nel corso degli anni Asiasphere ha ampliato il proprio catalogo includendo sia opere classiche sia contemporanee di autori di varie nazionalità asiatiche. Ha dato importanza alla cura editoriale, con traduzioni affidate a specialisti e un comitato scientifico guidato da studiosi come Gianluca Coci.

In sintesi, Asiasphere è nata come progetto per portare in Italia letteratura asiatica di valore e negli anni si è consolidata e ampliata, diventando una delle collane di riferimento per chi vuole esplorare la ricchezza narrativa dell’Asia orientale e del Sud-Est asiatico».

 

C’è un ideale filo rosso che accomuna le vostre pubblicazioni?

«Sì, esiste un filo rosso che accomuna le pubblicazioni della collana Asiasphere ed è soprattutto culturale e progettuale più che commerciale. L’idea centrale è ampliare l’orizzonte della letteratura asiatica tradotta in Italia, andando oltre gli autori già canonizzati o di grande successo internazionale. Il progetto punta a valorizzare voci significative ma poco tradotte o mai pubblicate in italiano; offrire uno sguardo plurale sull’Asia; proporre opere che abbiano spessore letterario e rilevanza culturale, non solo appeal commerciale; favorire una lettura contestualizzata, spesso con introduzioni, note o apparati critici».

 

In base a quali criteri decidete di inserire un titolo in catalogo?

«La scelta dei titoli in catalogo si basa generalmente su alcuni criteri ricorrenti. Il primo filtro è la forza stilistica e narrativa dell’opera: originalità, valore estetico e rilevanza nel panorama del Paese d’origine. Molti titoli vengono scelti perché rappresentano momenti cruciali della storia culturale di un Paese; correnti letterarie significative; temi sociali centrali, come urbanizzazione, guerra, colonialismo, identità di genere.

Pur privilegiando la qualità, viene comunque valutata la possibilità concreta di proporre il libro al pubblico italiano, anche attraverso un lavoro di mediazione culturale, che comprende prefazioni, traduzioni specialistiche e presentazioni».

 

Com’è cambiato l’atteggiamento dei lettori italiani nei confronti della letteratura asiatica nel corso di questi anni?

«Nel corso degli ultimi anni l’atteggiamento dei lettori italiani verso la letteratura asiatica è cambiato in modo sensibile e direi in tre direzioni principali: maggiore curiosità, maggiore consapevolezza e maggiore diversificazione dell’interesse. Fino a una quindicina d’anni fa, la letteratura asiatica – con alcune eccezioni giapponesi – era percepita come un ambito “di nicchia”, spesso legato a studi universitari o a un pubblico molto specializzato. Oggi non è più così. Fenomeni editoriali globali, soprattutto coreani e giapponesi, la maggiore circolazione culturale e l’attenzione verso l’Asia come area geopolitica centrale hanno contribuito a rendere queste letterature più familiari al pubblico italiano. I lettori non cercano più soltanto “esotismo”, ma storie universali raccontate da prospettive diverse, capaci di offrire chiavi di lettura nuove su temi contemporanei: identità, modernità, solitudine urbana, trasformazioni sociali».

 

Focalizzando l’attenzione sulla letteratura cinese, ha riscontrato una tendenza analoga?

«Per quanto riguarda la letteratura cinese, l’evoluzione è stata forse più complessa. Per molto tempo l’interesse si è concentrato su pochi grandi nomi, spesso premi Nobel o autori già consacrati all’estero, e testi legati a momenti storici traumatici, come la Rivoluzione culturale, il maoismo, la dissidenza. Oggi invece si nota una crescente curiosità verso la pluralità delle voci cinesi, anche giovani e contemporanee; un interesse per la narrativa urbana, le scritture femminili, la fantascienza, le tensioni tra tradizione e iper-modernità; una maggiore disponibilità ad accogliere opere meno “politicamente marcate” ma più intimiste o sperimentali.

In sintesi, oggi il lettore italiano appare più maturo e curioso, non cerca più soltanto l’“Oriente” come categoria esotica, ma autori e opere capaci di dialogare alla pari con la grande narrativa internazionale».

 

A quale titolo, autore o autrice tra quelli pubblicati nella collana Asiasphere, in particolare tra quelli attinenti alla Cina, tiene particolarmente?

«È sempre difficile scegliere un solo titolo, perché ogni pubblicazione nasce da un percorso di studio, confronto e convinzione profonda. Tuttavia, se dovessi indicare un autore o un’opera della collana Asiasphere legata alla Cina a cui tengo particolarmente, direi che la scelta ricadrebbe su un testo che riesce a coniugare valore letterario, rilevanza storica e forza simbolica. In particolare, sono molto legato alle opere che raccontano la modernità urbana cinese, con le sue contraddizioni, oppure ai testi che affrontano momenti storici cruciali senza retorica, attraverso storie intime e individuali. Questi libri mostrano una Cina lontana dagli stereotipi: non solo politica o ideologia, ma persone, desideri, conflitti interiori, trasformazioni sociali. Tra i titoli della collana Asiasphere legati all’area cinese, ce ne sono alcuni a cui sono particolarmente legato: Famiglia di Ba Jin, Gente di Taipei di Bai Xianyong, Giovane Babilonia di Lu Nei e Shanghai Suite. Ognuno per ragioni diverse, ma complementari.

famiglia_bajinFamiglia di Ba Jin è un classico imprescindibile della modernità cinese. È un romanzo che racconta la crisi del sistema familiare tradizionale e il conflitto generazionale nella Cina del primo Novecento. Pubblicarlo significa riportare al centro una delle opere fondative della narrativa cinese contemporanea, capace ancora oggi di parlare di libertà individuale, ribellione e trasformazione sociale.

gente di taipei_coverGente di Taipei di Bai Xianyong occupa un posto speciale perché rappresenta la memoria dell’esilio e della diaspora cinese attraverso una scrittura di straordinaria finezza psicologica. Sono racconti che mettono in scena nostalgia, perdita, identità sospese: una Cina “fuori dalla Cina”, elegante e malinconica, che amplia lo sguardo oltre i confini geografici.

giovane babilonia_coverCon Giovane Babilonia di Lu Nei entriamo invece nella Cina più recente: quella delle trasformazioni industriali e della giovinezza disorientata degli anni Novanta. È un romanzo che restituisce la voce di una generazione cresciuta nel pieno della modernizzazione, con un tono diretto, ironico, a tratti disincantato. È importante perché mostra una Cina operaia e urbana raramente raccontata in Italia.

shanghai suite_coverInfine, Shanghai Suite rappresenta per me il cuore simbolico della collana: Shanghai come spazio letterario, laboratorio di modernità, luogo di contaminazioni culturali. È il ritratto di una città che diventa personaggio, specchio delle tensioni tra tradizione e cosmopolitismo.

Se c’è un filo che unisce questi quattro titoli, è questo: raccontano quattro momenti diversi della modernità cinese, dalla crisi dell’ordine tradizionale, alla diaspora, alla modernizzazione industriale, fino alla metropoli globale. Insieme compongono una sorta di percorso attraverso il Novecento e oltre, mostrando la pluralità e la complessità dell’esperienza cinese».

 

Spesso mi fanno questa domanda: “Da quale titolo mi consigli di iniziare?” La giro a lei: quale titolo del catalogo di Asiasphere consiglia a chi segue Scaffale Cinese?

«Se dovessi consigliare un titolo del catalogo Asiasphere a chi segue Scaffale Cinese, suggerirei di partire da un libro che unisca tre qualità: accessibilità, valore letterario e capacità di raccontare un momento cruciale della modernità cinese. Un’ottima porta d’ingresso è Famiglia di Ba Jin. Per chi invece è più interessato alla Cina contemporanea, consiglierei Giovane Babilonia di Lu Nei. Se si è attratti dalle atmosfere urbane e dal tema della memoria, allora Gente di Taipei di Bai Xianyong può essere una scelta perfetta: racconti raffinati, eleganti, che mostrano una Cina della diaspora e dell’identità sospesa.

In fondo, la risposta dipende dal tipo di esperienza che il lettore cerca, ma l’importante è iniziare: ogni titolo del catalogo è pensato come parte di un dialogo più ampio e spesso il primo libro apre naturalmente la strada agli altri».