La giocatrice di go, un amore proibito in tempo di guerra

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Storia di un amore impossibile tra un soldato giapponese e una ragazza cinese nella Cina dei primi anni Trenta del secolo scorso

Era da qualche anno che La giocatrice di go di Shan Sa (Bompiani) mi aspettava nella pila dei libri in attesa di essere letti. L’avevo acquistato dopo aver letto Imperatrice, scritto dalla stessa autrice e pubblicato sempre da Bompiani, ma non so bene perché la scelta ricadeva puntualmente su qualche altro libro, lasciando che La giocatrice di go finisse sempre più in fondo al ripiano della libreria dedicato ai nuovi acquisti.

Durante il periodo del lockdown finalmente mi sono decisa! E alla fine si è rivelata una lettura scorrevole, per alcuni aspetti particolarmente interessante, anche se per altri non mi ha entusiasmato.

giocatrice_di_go_coverLa giocatrice di go racconta una storia d’amore tra una sedicenne cinese e un ufficiale giapponese in incognito, a metà degli anni Trenta del secolo scorso, in Manciuria, durante l’invasione giapponese e la guerra tra Cina e Giappone. Il loro incontro avviene a un tavolo da go, gioco di cui la ragazza è grande appassionata e abile giocatrice. E sempre seduti a quel tavolo, collocato in Piazza dei Mille Venti, luogo di incontro degli amanti del go, continuano a vedersi, portando avanti la loro conoscenza, fatta di poche parole, qualche sguardo e numerose mosse di go.

Lui si riferisce a lei come la «Cinese», lei chiama lui lo «Sconosciuto», non sapendo nulla del suo avversario di go.

Partita dopo partita, nasce tra loro un legame, che con il passare del tempo si farà via via più profondo, fino a trasformarsi in amore. Un amore il cui destino è però segnato fin dall’inizio. A dividerli le loro origini e la guerra. Due ostacoli insormontabili che non potranno che portare a una fine tragica per entrambi.

Shan Sa sceglie di raccontare questa storia d’amore dal punto di vista di entrambi i suoi protagonisti, in un’alternanza di voci che contribuisce a trasmettere al lettore la loro diversità di vedute e le loro divergenze culturali. I due protagonisti finiscono così per incarnare una storia che va ben oltre la loro individualità, rispecchiando le sorti di due Paesi e lo scontro di due culture.

Uno scontro su cui il protagonista maschile riflette a più riprese, tentando di convincersi in tutti i modi che il rapporto con «La Cinese» sia sbagliato, non ha futuro:

Da quando frequento Piazza dei Mille Venti, il go mi fa dimenticare che sono giapponese. Ho creduto di essere uno di loro. Ora, sono costretto a ricordarmi  che i cinesi sono di una razza a parte, e di un altro mondo. Ci separano mille anni di storia.

E ancora:

Un cinese e una cinese si capiscono ancora prima di aprire bocca. Membri della stessa cultura, si attirano come due amanti. Come potrebbero amarsi, invece, un giapponese e una cinese? Non hanno niente in comune.

Un pensiero condiviso anche dalla “giocatrice di go”, ignara però che il suo compagno di go sia giapponese. Una cinese diversa dalle altre, che a scuola chiamano «la straniera», perché nata a Londra, quando i suoi genitori, sfidando la tradizione, avevano lasciato la Cina attratti dall’Occidente.

Odio gli inglesi che ci hanno fatto la guerra due volte per vendere l’oppio che a casa loro era proibito. Odio i francesi che hanno devastato, saccheggiato e bruciato il Palazzo di Primavera, perla della nostra cultura. Qui, in Manciuria, da quando il Giappone detta legge, tutti invocano il progresso, la crescita economica. Odio i giapponesi!

Con queste premesse, questi pensieri, il finale non può che essere tragico. Una tragedia che si consuma in poche righe, epilogo che però non sorprende il lettore.

Sebbene la trama del libro sia abbastanza scontata, riproponendo la storia di un amore impossibile come ne sono state raccontate tante, il modo in cui è raccontata è ricco di spunti interessanti, soprattutto in relazione al contesto storico in cui si svolge la vicenda e alle differenze culturali che caratterizzano il rapporto tra i due protagonisti.

Shan Sa è una scrittrice nata a Pechino nel 1972 e trasferitasi in Francia dopo i fatti di piazza Tian’anmen. Naturalizzata francese, nel 2001 scrive La giocatrice di go proprio nella lingua del Paese che l’ha adottata. Il libro vince il premio Goncourt des lycéens e viene tradotto in più di trenta lingue.

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La giocatrice di go
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