Il giornalista racconta la Cina che ha visto e conosciuto nei tre anni passati a Pechino come corrispondente del quotidiano la Repubblica

Nei tre anni in cui è stato corrispondente da Pechino, ho letto spesso i suoi articoli. Ma, come molti, ho cominciato a seguire assiduamente Filippo Santelli a ottobre 2020, nei giorni in cui, atterrato a Nanchino in piena pandemia, si è ritrovato positivo al Sars-CoV-2 ed è stato costretto a passare quaranta giorni chiuso in una stanzetta di pochi metri quadrati, in attesa di negativizzarsi.

In quei giorni, il racconto via Instagram di ciò che stava vivendo ha tenuto incollate migliaia di persone, me compresa. Non solo per tentare di comprendere il funzionamento del sistema di contenimento del virus messo in atto dalla Cina e molti altri aspetti legati alla gestione dell’epidemia, ma anche perché la scelta di condividere via social la sua esperienza e il modo in cui ha saputo raccontare senza filtri le sue giornate, dal risveglio ai pasti, dalle passeggiate” su e giù per la stanza ai messaggi WeChat con medici e infermieri, senza tralasciare i momenti di sconforto e di nervosismo, hanno suscitato grande partecipazione. Un impegno quello nel raccontare la realtà cinese che gli è valso il Premio Tutino Giornalista 2021.

la cina non è una sola_coverIl libro La Cina non è una sola. Tensioni e paradossi della superpotenza asiatica (Mondadori, 2021) è in un certo senso la conclusione del percorso di Filippo Santelli in Cina. Il saggio si apre e si chiude con il virus, dalla notizia della diffusione di un nuovo coronavirus a Wuhan fino alla  positività del giornalista e alla sua quarantena in una stanza d’ospedale a Nanchino. In mezzo la Cina, o meglio le Cine”, che ha conosciuto nei tre anni trascorsi lì come corrispondente.

E sono proprio queste le pagine che vale la pena leggere. Santelli dosa in maniera sempre efficace aneddoti e incontri personali, dati e spiegazioni che aiutano a contestualizzare gli argomenti trattati, senza dare nulla per scontato e consentendo, anche a un lettore meno esperto di Cina, di comprendere le «tensioni» che la caratterizzano. Così le chiama Santelli, che preferisce evitare la parola «contraddizioni» con cui troppo spesso viene liquidato da noi occidentali l’«indistricabile groviglio di forze e debolezze» cinesi.

La Cina non è una sola ci porta dentro questo groviglio, tentando di sbrogliarlo. Per farlo, di ogni aspetto considerato, Santelli ci mostra sempre luci e ombre, punti di forza e punti deboli, senza giudizi né pregiudizi. Si sofferma su come la Cina racconta se stessa, su come viene raccontata e su come l’autore l’ha conosciuta. Un approccio che, a mio parere, rappresenta il valore di questo libro. Spesso, infatti, quando si parla di Cina manca uno spirito critico lucido, che non si limiti a sostenere tesi preconfezionate, siano esse volte a decantare o a denigrare non fa differenza.

Non è facile trovare voci che con equilibrio sviscerino i fatti e i problemi, affrontandoli da diversi punti di vista, calandosi nella realtà cinese ed evitando di ingabbiarla in categorizzazioni che appartengono all’Occidente e risultano inadeguate a descrivere il Dragone, impedendone una comprensione che vada oltre gli aspetti più evidenti e superficiali.

Santelli, come racconta lui stesso, è arrivato in Cina sapendo solo ciò che aveva letto. Consapevole che c’era tanto da scoprire e da raccontare, ha cominciato a farlo immergendosi nella realtà cinese, iniziando a studiare la lingua, parlando con tantissime persone e viaggiando moltissimo.

Il risultato è La Cina non è una sola, un libro che aiuta a comprendere e contestualizzare le tante informazioni, spesso parziali, che circolano sul Dragone, arrivando alla conclusione che si tratta di:

Un gigante che rivendica con decisione il proprio spazio nel mondo, ma che resta ancora fragile.

 

Sommario
Data
Titolo
La Cina non è una sola di Filippo Santelli
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