A modo nostro, Chen He racconta l’emigrazione cinese in Europa

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Le vicissitudini di Xie Qing da Wenzhou a Parigi, passando per l’Albania. Una storia di migrazione, criminalità e sofferenza

Inizia come un giallo, con tutti gli elementi tipici del noir, ma riserva poi sviluppi totalmente inattesi. E l’arrivo a Parigi di Xie Qing, partito da Wenzhou per riconoscere il cadavere della moglie Yang Hong, che l’ha lasciato anni prima ed è morta in seguito a un incidente stradale in circostanze che il marito ritiene poco chiare, dà il via a una storia che si dipana su più piani, tra la Francia, l’Albania e la Cina, mescolando sapientemente passato e presente. La ricostruzione della vita parigina di Yang Hong e i ricordi del suo passato, dall’infanzia alla vita familiare, sono l’occasione per raccontare spaccati di storia cinese, mentre la nuova vita di Xie Qing in Europa accende i riflettori sugli emigrati cinesi che lasciano la Cina per far fortuna in Europa.

A modo nostro di Chen He (Sellerio, 2018) non racconta solo le loro vicissitudini in terra straniera, ma ricostruisce con crudezza le difficoltà e i rischi che molti di loro affrontano per arrivarci, affidandosi a personaggi senza scrupoli che speculano sulle loro vite facendo leva sul loro desiderio di riscatto. Xie Qing diventa il braccio destro di Qiumei, una donna potente, arricchitasi con il traffico di migranti, che lo incarica di seguire il passaggio dei clandestini dall’Albania verso la Francia. Non tutto va secondo i piani. I traffici di Qiumei e i sogni di molti immigrati si infrangono nel tratto di mare tra l’Albania e l’Italia, mentre Xie Qing prende in mano l’impero creato da Qiumei prima che lei cada definitivamente in rovina. Da uomo di successo torna in Cina trovandosi di fronte una realtà totalmente diversa da quella che aveva lasciato appena qualche anno prima, quando lavorava come autista in una società di trasporti di Wenzhou.

Le vicende vissute da Xie Qing diventano lo specchio di quelle che negli anni Novanta hanno interessato la Cina e molti cinesi, che lasciandosi alle spalle la povertà e i drammi vissuti negli anni della Rivoluzione culturale raggiungono il potere e il successo economico. Inizialmente spaesato in un Paese sconosciuto e in una realtà così distante da quella a cui era abituato, riesce poi ad acquistare sicurezza e a prendere in mano le redini della propria vita, correndo rischi e commettendo errori. Fondamentale nel percorso di riscatto la rete di rapporti che lega il suo destino a quello di altri cinesi, sia in Cina che all’estero. Una rete che in alcune situazioni è sinonimo di sostegno e aiuto, ma in altre anche di criminalità, corruzione e avidità, alla base delle scelte di molti dei personaggi che animano il romanzo di Chen He.

Ma se sono molti i libri che aprono squarci sui drammi della Rivoluzione culturale e raccontano il rapido sviluppo cinese, come non mancano quelli che hanno per oggetto storie di emigrazione cinese all’estero, nessuno prima d’ora aveva dato spazio in maniera così puntuale e dettagliata ai modi in cui questa emigrazione avviene, alla rete di contatti che la sostiene, ai traffici messi in piedi da chi guadagna sulla pelle e sulle speranze di molti.

Nel romanzo sono presenti molti elementi autobiografici. Anche Chen He, come il suo protagonista, è originario di Wenzhou, città da cui proviene la stragrande maggioranza dei cinesi arrivati in Europa nel secolo scorso. Un flusso migratorio che faceva rotta sull’Albania, Paese dove lo stesso Chen He si traferisce nel 1994 impegnandosi nel commercio delle medicine cinesi. E anche lui, come Xie Qing, lì vive il dramma del rapimento a scopo di riscatto.

Ma le vicende di Xie Qing ricalcano soprattutto le vite di molti immigrati cinesi in Europa e dalle pagine del romanzo emerge il loro punto di vista nei confronti dell’Occidente e degli occidentali. Vedersi attraverso i loro occhi e riflettere su cosa coglie il loro sguardo quando si posa su abitudini estranee alla loro realtà evidenzia la relatività della diversità e porta il lettore a riconsiderare se stesso e chi viene da lontano da una prospettiva totalmente diversa e per nulla scontata.

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A modo nostro
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