“Il re degli scacchi”, il gioco come metafora della spiritualità

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Acheng racconta gli anni della rieducazione in campagna attraverso le vicende di un campione di scacchi

Con Il re degli scacchi si conclude La trilogia dei re di Acheng, che di recente Theoria ha ristampato, riproponendo la traduzione di Maria Rita Masci dei tre racconti lunghi dello scrittore cinese. Composti durante il periodo della Rivoluzione culturale (1966-1976), quando lo scrittore, nato a Pechino nel 1949, fu mandato in campagna per essere rieducato dalle masse, furono dati alle stampe solo un decennio più tardi, quando Acheng rispolverò prima Il re degli alberi e successivamente Il re dei bambini e Il re degli scacchi.

I tre racconti sono accomunati dall’ambientazione e dai protagonisti: i fatti narrati avvengono tutti nella Cina degli anni della Rivoluzione culturale e riguardano giovani istruiti inviati dal partito in campagna per essere rieducati dai contadini. Il re degli scacchi è Wang Yisheng, giovane di umili origini, bravissimo a giocare a scacchi, mandato a lavorare nello Yunnan. La sua vita è segnata dalla sua passione per gli scacchi, che lo spinge alla spasmodica ricerca di nuovi e validi sfidanti, per mettersi continuamente alla prova. Una ricerca continua che culmina nella sfida finale contro il campione e i finalisti di un torneo di scacchi a cui non è riuscito a partecipare. Wang Yisheng sfida otto giocatori contemporaneamente, suscitando intorno a sé grandi curiosità e aspettative.

Il re degli scacchi applica al gioco i principi del Tao insegnatigli da un vecchio che ha incontrato nel corso dei suoi vagabondaggi. La strategia di gioco viene messa in relazione con i principi dello Yin e dello Yang, principi opposti che hanno origine l’uno nell’altro. Il gioco diventa quindi l’espressione della dimensione spirituale umana in contrapposizione ai bisogni materiali che segnano l’esistenza dei non giocatori.

Rispetto agli altri due racconti, in questo terzo testo la critica nei confronti della politica portata avanti da Mao Zedong e dal Partito comunista cinese nel decennio della Rivoluzione culturale risulta più velata, meno diretta, ma non per questo meno forte. Anche in questo caso, infatti, si percepisce chiaramente la posizione di scetticismo e contrarietà di Acheng nei confronti della volontà di controllare la cultura e la vita del popolo, costretto ad adeguarsi e a seguire le direttive del Partito che mettono sotto uno stretto controllo la vita e le azioni di ogni individuo, non consentendo il dissenso e non permettendo di scegliere autonomamente come e dove vivere.

I tre racconti di Acheng permettono di capire da diversi punti di vista l’impatto che la Rivoluzione culturale e le politiche di rieducazione delle masse hanno avuto sulla vita di milioni di persone e quali storture hanno prodotto.

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Il re degli scacchi
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