Wuhan, i diari da una città chiusa di Fang Fang

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La scrittrice cinese racconta la quarantena vissuta a Wuhan, la città che per prima ha dovuto fare i conti con la Sars-Cov-2. Una raccolta dei post scritti e pubblicati giorno dopo giorno sul web cinese

Lo ammetto. Quando ho iniziato a leggere Wuhan. Diari da una città chiusa della scrittrice cinese Fang Fang (Rizzoli, 2020), ero un po’ scettica. Lo sono sempre quando mi approccio a libri chiacchierati, di cui parlano tutti perché per un motivo o per un altro hanno suscitato particolare scalpore. Ma se spesso in questi casi preferisco non leggere il libro, questa volta ho cercato di abbandonare ogni pregiudizio e preconcetto, approcciandomi alla lettura mossa da semplice curiosità e dalla voglia di capire il motivo per cui questo libro avesse attirato così tanta attenzione e Fang Fang fosse finita al centro di accese polemiche.

wuhan fang fangWuhan. Diari da una città chiusa è la raccolta dei post che Fang Fang, scrittrice e poetessa originaria di Wuhan, ha pubblicato su WeChat e Weibo durante il periodo della quarantena nella sua città. Il primo è datato 25 gennaio 2020, l’ultimo 24 marzo 2020, quindi dal primo giorno del Capodanno lunare cinese fino all’annuncio della revoca della quarantena.

Come ammette lei stessa nella parte introduttiva, quando ha iniziato a scrivere la sua prima riflessione su Weibo, il Twitter cinese, di certo non sapeva quante altre ancora ne avrebbe scritte in quel periodo, non sapeva che i suoi post sarebbero stati cancellati dalla censura subito dopo essere stati pubblicati, né si aspettava che le sue parole avrebbero appassionato milioni di lettori cinesi, né tanto meno poteva immaginare che sarebbero state raccolte in un libro tradotto e letto in molti altri Paesi del mondo.

Nelle sue annotazioni Fang Fang racconta ciò che vive quotidianamente, le sue difficoltà, i suoi timori e quelli dei suoi amici e conoscenti. Si interroga su quello che sta succedendo nella sua città e nel resto della Cina, si chiede se e come si sarebbe potuto evitare e invita le autorità ad un’assunzione di responsabilità. Fa nomi e cognomi di medici e autorità che ritiene abbiano commesso degli errori nella gestione dell’emergenza, specialmente nella fase iniziale.

Un invito quello all’assunzione di responsabilità che si rinnova ripetutamente, con forza e con insistenza. C’è una frase che Fang Fang riporta più volte nei suoi scritti, una frase che esprime la linea ufficiale inizialmente adottata dal governo cinese e avallata dalle conclusioni a cui erano giunti gli esperti arrivati a Wuhan per valutare la situazione:

«Il virus non si trasmette da uomo a uomo; si può controllare e prevenire».

Una considerazione smentita ben presto dai fatti, ma che ha portato a sottovalutare la situazione favorendo la diffusione dell’epidemia. Ad aggravarla il fatto che, denuncia la scrittrice, una volta compreso che in realtà il virus si trasmette da uomo a uomo, non se ne sia data tempestiva comunicazione, aggiungendo sbagli su sbagli.

Attenzione però. Molti connazionali, sia in Cina che all’estero, hanno criticato duramente Fang Fang, interpretandone le parole come uno sterile attacco al governo e al Paese in un momento di grande difficoltà ed emergenza. Ma in realtà il suo intento è tutt’altro. E lo scrive più volte. Pur convinta del fatto che siano stati commessi degli errori e che chi li ha commessi debba ammetterlo e assumersene la responsabilità, la scrittrice conferma il suo sostegno al governo cinese, nella convinzione che sia importante restare uniti in una fase di così grande incertezza, che sia giusto fidarsi della leadership e credere in chi ha il compito di guidare la Cina. La sua, quindi, non è una critica fine a se stessa. Non è un attacco generalizzato alla gestione della situazione nel suo complesso, ma un appello ad essere migliori, ad agire in modo corretto

Fang Fang precisa:

«Non ho risposte; annoto solo ciò che vedo».

E ciò che vede per molti aspetti è quello che abbiamo visto anche noi qui in Italia. Andando avanti con la lettura, infatti, mi è capitato in modo sempre più ricorrente di leggere nelle cronache giornaliere di Fang Fang situazioni e riflessioni analoghe a quelle emerse nel corso della quarantena in Italia, solo con qualche settimana di ritardo.

Dalle difficoltà quotidiane, come la carenza di mascherine e di dispositivi di sicurezza per i medici, agli intoppi nel riuscire a fare la spesa online, fino all’esodo delle persone subito dopo l’annuncio della chiusura della città e ai risvolti più drammatici della pandemia, con il tragico bollettino quotidiano dei morti, il dolore dei familiari che non hanno potuto dare nemmeno un ultimo saluto ai loro cari, gli ospedali pieni, gli operatori sanitari allo stremo, il dramma degli anziani nelle case di riposo e dei detenuti nelle carceri. E ancora: i timori per le ripercussioni economiche del lockdown, le polemiche per il tracciamento di spostamenti e contatti per fermare la diffusione del virus, la preoccupazione per l’impatto dell’isolamento protratto sui bambini.

Wuhan. Diari da una città chiusa di Fang Fang è una testimonianza preziosa di una situazione che ha cambiato il mondo. La scrittrice racconta in maniera semplice, lineare, diretta e senza filtri ciò che vede e pensa. Non c’è un progetto precostituito, ma assoluta spontaneità espressiva. Proprio in questo sta la forza di questi diari, che offrono un punto di vista totalmente diverso per rileggere quanto successo a Wuhan, calandosi all’interno della città e guardandola dal punto di vista di chi la conosce profondamente.

Lo ha capito subito Michael Berry, che si è buttato a capofitto nella traduzione per fare in modo che questa testimonianza fosse accessibile al mondo nel più breve tempo possibile. E chi considera la pubblicazione così rapida del libro un’operazione di marketing studiata a tavolino, si sbaglia. Perché come scrive Michael Berry nella postfazione, «Fang Fang devolverà l’intero ricavato della pubblicazione ad associazioni benefiche per aiutare la propria città».

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Wuhan. Diari da una città chiusa
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