Mao Zedong è arrabbiato, la Cina secondo Yu Hua

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Il libro raccoglie una serie di articoli scritti dal celebre scrittore cinese e pubblicati su giornali occidentali, che raccontano la Cina contemporanea svelandone luci e ombre

Quanto a lungo rimarrà il ritratto di Mao Zedong a Tian’anmen?

Se sapesse com’è diventata la sua Cina, Mao Zedong sarebbe talmente arrabbiato che sarebbe il primo  a chiedere di tirarlo giù.

Il piglio ironico e dissacrante di Yu Hua è inconfondibile. E anche in Mao Zedong è arrabbiato. Verità e menzogne dal pianeta Cina (Feltrinelli, 2018) non delude. Il libro raccoglie una selezione di articoli e commenti che il celebre scrittore cinese ha scritto per giornali occidentali.

cover-mao-è-arrabbiatoGli articoli, organizzati in cinque aree tematiche, offrono uno spaccato della Cina contemporanea, descritta in maniera lucida e senza filtri, attraverso aneddoti, riflessioni, vicende lette o vissute, che aiutano il lettore a trovare risposte a molte delle domande più frequenti che l’osservatore occidentale si pone quando guarda alla Cina.

Yu Hu è consapevole, e ammette senza giri di parole, che cercare di raccontare i cambiamenti attraversati dal suo Paese non è impresa semplice. Non solo perché sono numerosi ed estremamente complessi, ma anche perché, pur riuscendoci, «si tratterebbe sempre e solo della visione di un singolo individuo».

Partendo da questa premessa al lettore, per tentare di fotografare e spiegare le profonde trasformazioni della Cina, Yu Hua individua due strade principali: una legata alla storia del Paese e l’altra al «declino dei valori tradizionali della famiglia e affermazione dell’individualismo».

Da queste due strade principali fa partire poi un reticolo di strade secondarie, rappresentate ad esempio dall’innovazione e dalla nostalgia del passato, che prese nel loro complesso permettono di tracciare un quadro più completo di quella che è diventata oggi la Cina.

È seguendo, quindi, queste direzioni che Yu Hua accompagna il lettore alla scoperta di aspetti poco noti o poco chiari, che vengono svelati attraverso il suo sguardo ironico e disincantato e il ricorso ad aneddoti ed esempi che li rendono immediatamente comprensibili anche al lettore occidentale, che magari non ha mai avuto un contatto diretto con la realtà cinese.

Tra questi, mi ha particolarmente colpito il tentativo di dare l’idea delle trasformazioni avvenute in Cina negli ultimi cinquant’anni, attraverso le diverse risposte che, secondo Yu Hua, un giovane cinese avrebbe potuto dare alla domanda “Cosa vorresti dalla vita?” in epoche diverse:

Un ragazzo durante la Rivoluzione Culturale avrebbe detto: “Lotta e rivoluzione”.

Un ragazzo degli anni ottanta: “Amore e carriera”.

Un ragazzo di oggi: “Donne e denaro”.

In queste poche righe, Yu Hua riesce a condensare e comunicare con estrema chiarezza e immediatezza profondi cambiamenti sociali ed economici, che hanno interessato i valori e le aspirazioni di un popolo, il modo di vivere, il lavoro e le relazioni sociali.

Nelle sue riflessioni, non risparmia critiche al potere e ai politici cinesi. E lo fa in maniera dura e netta. Parlando della «arroganza del potere», scrive:

Non si curano dell’eventuale malcontento dei cittadini, anzi sono ben consapevoli delle critiche che scateneranno e se ne infischiano. Il potere statale in Cina viola i diritti individuali da sempre.

E ancora:

Se guardiamo allo sviluppo degli ultimi trent’anni, lo Stato si è sempre rimangiato la parola sulle sue politiche.

Politiche che sono sempre più connesse e volte alla promozione dello sviluppo economico del Paese, che si è trasformato in uno strumento di potere insostituibile, obiettivo da raggiungere ad ogni costo e con ogni mezzo, anche a discapito della trasparenza, della tutela ambientale.

Particolarmente interessante la parte del libro che raccoglie gli scritti dedicati alla censura, tema controverso che desta sempre grande interesse tra i lettori e gli osservatori occidentali. Yu Hua la analizza da diversi punti di vista, evidenziandone la contraddittorietà e i meccanismi, e parla anche di come venga aggirata. Un esempio? In Cina per parlare del 4 giugno 1989 e dei fatti di piazza Tian’anmen, argomento proibito sul web, viene utilizzata la data del 35 maggio. Un espediente quello di ricorrere ad allusioni, metafore e giri di parole che permette ai cinesi di esprimere la propria opinione e di toccare argomenti che altrimenti non potrebbero affrontare. Un espediente a cui lo stesso Yu Hua ricorre nella sua scrittura:

Guardando indietro mi accorgo che scrivo da sempre liberamente, seppur in modalità “35 maggio”. 

la cina in dieci parole_ yu huaLeggendo questa raccolta di scritti di Yu Hua , è inevitabile ripensare al precedente libro dello scrittore La Cina in dieci parole, pubblicato in Italia nel 2012, di cui Mao Zedong è arrabbiato sembra quasi un proseguimento, un approfondimento.

Sono entrambe letture fondamentali per chi voglia capire qualcosa di più di un Paese ormai al centro della scena mondiale.

 

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Mao Zedong è arrabbiato. Verità e menzogne dal pianeta Cina
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