La casa dell’oppio, la Cina che cambia secondo Su Tong

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La casa dell’oppio di Su Tong racconta il declino di una famiglia di proprietari terrieri prima e dopo la nascita della Repubblica popolare

Già pubblicato nel 1995 da Theoria, è tornato in libreria da qualche mese La casa dell’oppio di Su Tong (Orientalia editrice). Per l’occasione la traduttrice Rosa Lombardi ha rivisto la traduzione da lei curata per la prima edizione e, come scritto nella premessa, si è impegnata nel rendere «maggiore giustizia all’originale, sia dal punto di vista meramente lessicale che nel rendere un certo clima e certe asperità espressioniste di costruzione e di ritmo della scrittura di Su Tong».

Tra gli scrittori cinesi contemporanei più noti e letti in Occidente, Su Tong ha pubblicato La casa dell’oppio nel 1988 e si inserisce nella produzione della letteratura d’avanguardia che si sviluppa in Cina tra i giovani scrittori che vivono il periodo di apertura che caratterizza il Paese all’inizio degli anni Ottanta. Un’apertura che li porta a respirare un’atmosfera nuova, che passa anche attraverso la lettura di libri occidentali, e si traduce in uno stile sperimentale, sia a livello linguistico che narrativo.

la_casa_dell_oppio_coverLa storia è ambientata nella prima metà del Novecento, negli anni che precedono la fondazione della Repubblica popolare cinese e in quelli immediatamente successivi, a Fengyangshu, villaggio di fantasia nelle campagne della Cina meridionale, su cui aleggia implacabile l’aroma dell’oppio, il «più intenso che esistesse al mondo, si avventava su di te come una bestia feroce», attaccandosi «alla testa, al corpo, alle mani senza che tu potessi fare nulla per evitarlo».

Il romanzo narra le vicende della famiglia del latifondista Liu Laoxia, coltivatore e commerciante d’oppio che detiene la proprietà di tutte le terre del villaggio, lavorate da tremila contadini alle sue dipendenze. Uomo avido e senza scrupoli, interessato solo al guadagno, assisterà alla rovina della sua famiglia, caratterizzata da rapporti intricati, segnati da tradimenti, sofferenze, violenza e morte. Personaggio chiave è Chencao, nato dalla relazione tra la moglie di Laoxia e uno dei suoi braccianti, su cui il latifondista fa affidamento per assicurare la continuità della sua famiglia e delle sue ricchezze. Ma su entrambi i fronti le cose non andranno secondo i suoi piani.

Fanno da sfondo alle vicissitudini della famiglia gli avvenimenti storici che sconvolgono la Cina tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta del secolo scorso. Su Tong non entra nel dettaglio, ma li tratteggia attraverso il riflesso che hanno nelle vite dei suoi personaggi, pressoché inconsapevoli dei grandi cambiamenti che stanno coinvolgendo la Cina e concentrati unicamente su ciò che riguarda direttamente la loro quotidianità, che risulta però stravolta da tali accadimenti.

Tratto distintivo del romanzo è sicuramente lo stile narrativo. Le voci narranti sono molteplici, i punti di vista da cui vengono raccontate le vicende si moltiplicano, portando il lettore di volta in volta a spostare anche il proprio punto di osservazione. Il racconto dei fatti, i pensieri dei personaggi e le loro parole si mescolano, si passa senza soluzione di continuità dal discorso diretto a quello indiretto. C’è una voce narrante che cita a più riprese «gli anziani del villaggio», fonte diretta dei suoi racconti, ci sono le riflessioni di Chencao, personaggio tormentato che fatica a trovare una propria dimensione nella realtà, c’è Liu Laoxia, simbolo di un passato che sta per essere travolto dal presente, impersonato da Lu Fang, esponente del Partito comunista che, insieme al bracciante Chen Mao, è espressione del nuovo corso della storia cinese.

Proprio questa pluralità di voci dà al romanzo un ritmo avvincente, in un susseguirsi di fatti che sorprendono per la loro imprevedibilità e drammaticità, mettendo l’accento sulla distanza tra la storia cinese e gli abitanti delle zone più remote del Paese, che si trovano a dover fare i conti con situazioni che sfuggono completamente al loro controllo e alla loro comprensione.

Cina in Italia – Novembre 2018

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La casa dell’oppio
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