Cinque libri su Tian’anmen (seconda parte)

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Il 4 giugno 1989 in piazza Tian’anmen a Pechino l’esercito cinese mette in atto una dura repressione nei confronti di migliaia di manifestanti. Da allora in Cina su questa tragedia è calato il silenzio, ma ci sono dei libri che possono aiutare a capire cosa è successo

Il 4 giugno 1989 è una data da ricordare. Una data che ha segnato la storia cinese e si è impressa per sempre nella memoria storica mondiale.

Già un paio d’anni fa avevo dedicato un post ai libri che a vario titolo parlano dei fatti di piazza Tian’anmen. Ma essendo un argomento di grande interesse, ho pensato che valesse la pena aggiungere qualche altro titolo che possa aiutare ad approfondire e a comprendere quanto successo.

Così, vi suggerisco altri cinque libri che penso valga la pena leggere.

 

Pechino 1989

di Ilaria Maria Sala (Edizioni Una Città, 2019)

pechino_1989_copertinaNel 1989, all’epoca dei fatti di piazza Tian’anmen, Ilaria Maria Sala era una studentessa che frequentava l’Università di Pechino. È stata, quindi, testimone diretta di quello che successe nella capitale cinese tra l’aprile e il giugno del 1989, nei mesi in cui si svilupparono le proteste e si arrivò poi alla dura e violenta repressione. Riprendendo le foto e il diario scritto in quei giorni, l’autrice racconta lo spirito che animava chi marciava nei cortei e scendeva in piazza, facendo sentire la propria voce. Una preziosa testimonianza su uno dei momenti cruciali della storia cinese degli ultimi quarant’anni.

 

Fuga di morte

di Sheng Keyi (Fazi Editore, 2019)

fuga di morteSulla piazza principale di Beiping, capitale dello Stato di Dayang, un giorno compare un enorme escremento a forma di pagoda: un atto dissacrante, che fa esplodere le gravi tensioni sociali latenti da tempo, innescando un movimento di protesta guidato da poeti e intellettuali. Yuan Mengliu, giovane e rispettato poeta, vive però una crisi profonda. Da un lato si dimostra incapace di sopportare la violenza della rivolta e della sua repressione da parte del governo, dall’altro non riesce ad abbracciare gli ideali rivoluzionari della sua compagna Qi Zi, la quale si afferma invece come leader della protesta. Quando la ragazza scomparirà in circostanze misteriose, Yuan Mengliu, ormai abbandonata la poesia e diventato un chirurgo, si metterà alla sua ricerca. Dopo anni di viaggi, si ritroverà in un luogo sperduto chiamato Valle dei Cigni: un mondo utopico apparentemente perfetto che si rivelerà invece sottoposto a imposizioni ferree dall’alto, dove ogni aspetto della vita è regolamentato ai fini del benessere dello Stato, con tragiche conseguenze. Rifiutato in Cina per il suo contenuto controverso e pubblicato per la prima volta in inglese, Fuga di morte rappresenta il coraggioso tentativo da parte della sua autrice di confrontarsi con l’eredità della protesta di Tian’anmen e della sua aspra repressione.

 

Non dite che non abbiamo niente

di Madeleine Thien (66thand2nd, 2019)

non dite che non abbiamo nienteMarie è nata in Cina ma è cresciuta con la madre in Canada. Il padre le ha abbandonate due volte: la prima quando se n’è andato di casa, la seconda quando si è ucciso gettandosi dal nono piano di un grattacielo a Hong Kong. Siamo all’inizio degli anni Novanta e i fatti della lontana Cina irrompono nella vita di Marie e della madre quando Ai-ming, fuggita dopo il massacro di piazza Tian’anmen, bussa alla loro porta. È con il suo aiuto che Marie inizia a ricostruire la storia di suo padre, una storia ricca di idealismo rivoluzionario, di musica e di silenzio, in cui tre musicisti del Conservatorio di Shanghai combattono nella Cina dell’implacabile Rivoluzione culturale per rimanere fedeli l’un l’altro e alla musica verso cui hanno consacrato la propria vita. Dalle affollate sale da tè nei primi giorni della Rivoluzione fino agli eventi che portarono alle manifestazioni del 1989 a Pechino, seguendo le vicende di un misterioso taccuino passato di mano in mano durante gli anni di Mao, Madeleine Thien compone un affresco dolente e meraviglioso di un Paese in continua trasformazione e una riflessione di vasta portata sul ruolo della politica e dell’arte nella società.

 

Mao Zedong è arrabbiato

di Yu Hua (Feltrinelli, 2018)

cover-mao-è-arrabbiatoIl libro raccoglie una selezione di articoli e commenti che Yu Hua ha scritto per giornali occidentali. Gli articoli, organizzati in cinque aree tematiche, offrono uno spaccato della Cina contemporanea, descritta in maniera lucida e senza filtri, attraverso aneddoti, riflessioni, vicende lette o vissute, che aiutano il lettore a trovare risposte a molte delle domande più frequenti che l’osservatore occidentale si pone quando guarda alla Cina. Particolarmente interessante la parte del libro che raccoglie gli scritti dedicati alla censura. Yu Hua la analizza da diversi punti di vista, evidenziandone la contraddittorietà e i meccanismi, e parla anche di come venga aggirata. Come esempio, porta proprio i fatti di piazza Tian’anmen. In Cina per parlare di quanto successo il 4 giugno 1989,  argomento proibito sul web, viene utilizzata la data del 35 maggio. Un espediente quello di ricorrere ad allusioni, metafore e giri di parole che permette ai cinesi di esprimere la propria opinione e di toccare argomenti che altrimenti non potrebbero affrontare.

 

Dimenticare Tiananmen

di Davide Reviati (Becco Giallo, 2009).

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In questa graphic novel, i fatti di piazza Tian’anmen vengono affrontati da un punto di vista diverso. Nella consapevolezza che quegli avvenimenti sono stati uno spartiacque per la storia della Cina, vengono affiancate immagini della Cina moderna con altre del passato, che vengono proposte al lettore attraverso il racconto di un italiano in viaggio in Cina sulle tracce della fidanzatina avuta in gioventù. Poco testo, ma immagini potenti, che comunicano il dolore e lo smarrimento vissuti da un popolo.

 

 

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