Cinarriamo, giovani cinesi in precario equilibrio tra due culture

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Cinarriamo raccoglie quattro racconti di giovani sino-italiani che vivono in bilico tra due mondi nei quali non riescono a riconoscersi completamente

«Incatenata in un limbo, ovunque desideri collocarmi non funzionerei: un made in China fallato ma tutt’altro che un made in Italy, malgrado sia nata e cresciuta nel Bel Paese». In questa frase scritta da Liliana Liao è racchiuso tutto il senso di inadeguatezza che attanaglia chi cresce in equilibrio precario, sospeso tra due culture, in questo caso quella italiana e quella cinese.

cinarriamo_copertinaUn equilibrio precario che è il filo conduttore dei quattro racconti sino-italiani pubblicati in Cinarriamo (2019, Orientalia Editrice), risultato dell’omonimo concorso promosso nel 2018 da Orientalia Editrice, casa editrice specializzata in pubblicazioni dedicate al Medio e all’Estremo Oriente, in collaborazione con Associna, associazione delle seconde generazioni cinesi.

L’iniziativa è nata per dare voce ai sino-italiani, figli di immigrati cinesi o di coppie miste, nati o cresciuti in Italia, chiamati a scrivere storie reali o di fantasia in cui trovasse spazio la narrazione dell’elaborazione identitaria.

Zhu Jie, Liliana Liao, Luna Cecilia Kwok e Alessandro Zhu sono gli autori dei quattro racconti selezionati dalla giuria composta da sinologi ed esperti di tematiche sociali e pubblicati nella raccolta. Leggendoli emerge con forza la triplice frattura con cui convivono quotidianamente i giovani di seconda generazione: la frattura con la Cina, Paese d’origine, quella con l’Italia, Paese in cui vivono, e quella con la famiglia, in cui sono radicate abitudini e tradizioni che spesso sentono estranee e distanti e finiscono con alimentare il loro senso di instabilità, innescando forti contrasti intergenerazionali.

Come emerge nel racconto Educazione sentimentale di Liliano Liao, una sorta di diario in cui l’autrice ripercorre il suo rapporto con la madre, con cui è stata in «perenne conflitto», e il suo percorso di consapevolezza che l’ha portata a cogliere «pienamente la ricchezza e la fortuna di provenire da una cultura piena di tesori da scoprire», spingendola a studiarla con devozione per dare risposte ai suoi innumerevoli interrogativi. ù

Anche in Le sorelle Zhou di Zhu Jie fa capolino il tema della diversità di valori tra genitori e figli, quando si parla del tema degli incontri combinati dai genitori, anche se il racconto si concentra soprattutto sulla diversa percezione che le sorelle protagoniste hanno della realtà italiana che le circonda.

Nessun conflitto familiare in Ritorno a casa di Luna Cecilia Kwok, ma un forte legame con il padre che porterà la protagonista a compiere un viaggio fino in Cina, sul sentiero della memoria, alla scoperta delle proprie radici.

Un passato che segna anche il presente delle seconde generazioni e che in 2083 Alessandro Zhu proietta nel futuro, scrivendo un racconto fantascientifico dove in un’ipotetica realtà distopica la ricerca della propria identità resta ancora un percorso difficile e doloroso dagli esiti per nulla scontati.

I racconti danno ai giovani cinesi di seconda generazione l’opportunità di raccontare se stessi, rivelando ciò che sentono e vivono e svelando al lettore una realtà lontana da quegli stereotipi che puntualmente si ripropongono quando si parla della comunità cinese in Italia. Oltre la chiusura percepita e i pregiudizi radicati c’è molto altro, c’è un’eterogeneità di situazioni, di esperienze e di sentimenti che è riduttivo e sbagliato tentare di banalizzare riducendola a un’uniformità che nulla ha a che vedere con la realtà.

Cinarriamo ha il merito di aver dato l’opportunità alle seconde generazioni di raccontare se stesse e chi l’ha colta quello di averci rivelato riflessioni, stati d’animo e sentimenti, permettendoci di entrare nella propria intimità, svelata senza filtri.

Lea Vendramel per Cina in Italia – Luglio 2019

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